dimora nerano

30 Gennaio 2020

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Il caffè espresso napoletano

Dopo la pizza, ce la farà il caffè espresso napoletano a diventare Patrimonio dell’Unesco? La candidatura è stata avanzata, in attesa della decisione ufficiale… prendiamoci insieme ‘na tazzulella ‘e cafè! Eh sì, perché in questa terra non c’è niente di più socievole di un invito simile, rito sul quale si sprecano espressioni e si tramandano tradizioni. Come quella che un buon caffè deve soddisfare le tre C (comm’cazz’coce, come c…. scotta, perché anche la tazzina deve essere molto calda, insieme al caffè appena estratto), oppure l’usanza del caffè sospeso, lasciato pagato al bar a beneficio di sconosciuti che non possono pagarselo. Eduardo De Filippo in “Questi fantasmi” dedica un monologo imperdibile alla preparazione di una tazzina di caffè, mentre una meravigliosa Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada” sbraita contro la segretaria “Qualcuno sa dirmi perché il mio caffè non è ancora qui? E’ morta per caso?” mentre la povera ragazza corre per New York con le tazze in mano… non sarà stato napoletano, ma comunque un’abitudine irrinunciabile, a tutte le latitudini.